Tuesday, 9 September 2014

Future Prime Minister of Canada / Il futuro Primo Ministro del Canada



I've always been an ambitious person and, since I was four, I have worked hard trying to get closer and closer to the realization of my dreams. I am very patient, of course! I know somebody wouldn't tell!
This summer, I found out that my five years old daughter is even more ambitious. She is even more prepared considering she has ideas and also plans!

One day, on our way home, she announced she had changed her mind about her future profession. Apparently, she didn't want to be a pediatric dentist anymore. She wants to be THE PRESIDENT!

She was very serious about it. I asked her if she had already a plan, what it was and why...
Here her speech:

"I want to be THE PRESIDENT. I  already have three rules:

1) No more coarse language
2) No more bullies
3) Whoever needs glasses to see, will have a pair of glasses!

On top of that, she was also clear about another question:

"Even though Lorenzo is my brother, it has to be clear!, no favoritisms will be tolerated."

I would vote without hesitations!

Should we believe in Synchronicity? I don't know if there is any causality between the events in our lives, but I do know that this summer has been a truly "Canada related" one.


After she informed the family about her manifesto, we visited the Parliament in Ottawa (just to made her feel at ease there and get ready for her glorious future); then, we went to Kingston and Fort Henry. It sounded like it was only about capitals:the first  (Kingston) and the last one (Ottawa).

 
 
 
























At Fort Henry, our Little Presidente  didn't like the idea of the army, indeed after 5 minutes pretending to be a soldier, she ran away crying.


She then explained there is nothing cool about having someone yelling at you to make you walk. I would say she was right. But, most important, she explained to me there is no fun when you are deprived of your freedom.

Finally, we returned home and we found a nice and unexpected surprise...the rest of the family received their invitation to take the oath and take part to the ceremony for the Canadian Citizenship.
My little President-to-be, her brother (paleontologist-to-be), and their Daddy (I am not sure what he would like to be), wearing the best clothes and their best smiles, became proud Canadians.

...7 years after that humid Sicilian day that changed our lives for ever...





Sono sempre stata una persona molto ambiziosa e, da quando avevo quattro anni, ho sempre lavorato duro cercando di avvicinarmi il più possibile alla realizzazione dei miei sogni. Sono molto paziente, ovviamente! Qualcuno non lo direbbe.

Quest'estate, ho scoperto che mia figlia di cinque anni è ancor più  ambiziosa. È anche meglio organizzata tenendo conto che ha idee e anche piani!

Un giorno, sulla strada verso casa, ha comunicato di aver cambiato idea riguardo il suo futuro professionale. Di fatto, non voleva più fare la dentista pediatrica. Vuole fare IL PRESIDENTE!

Era serissima a riguardo. Le ho chiesto se avesse già un programma, quale fosse e perché...

Ecco il suo discorso:

"Voglio essere il PRESIDENTE. Ho già 3 regole:

1) Niente più parolacce
2) Niente più bulli
3) Chiunque abbia bisogno di occhiali per vederci, avrà un paio di occhiali!

In aggiunta, è stata chiara riguardo a un'altra questione:

"Sebbene Lorenzo sia mio fratello, che sia chiaro! nessun favoritismo verrà tollerato."

La voterei senza esitazioni!

Dovrei credere nel "sincronismo"? Non so se ci sia una sorta di causalità tra gli eventi della nostra vita, ma so che quest'estate è stato tutto all'insegna del Canada.

Dopo aver informato la famiglia riguardo il suo manifesto, abbiamo visitato il Parlamento ad Ottawa (giusto per farla sentire a proprio agio e prepararla al suo futuro glorioso); poi, siamo andati a Kingston e Fort Henry. Sembra che ruotasse tutto intorno alle capitali: la nuova (Ottawa), la vecchia (Kingston).

 
 
 
























A Fort Henry, la piccola Presidente non ha apprezzaro l'idea dell'esercito, quindi, dopo appena 5 minuti a fingere di essere un soldato, è scappata via piangendo.


Ha successivamente spiegato che non c'è niente di bello nell'avere qualcuno che ti grida in faccia per  farti camminare. Direi che aveva ragione. Ma, cosa più importante, ha spiegato che non c'è nulla di divertente nell'essere privati della propria libertà.

Infine, siamo tornati a casa ed abbiamo trovato una piacevole e inaspettata sorpresa...il resto della famiglia ha ricevuto l'invito al giuramento e la cerimonia per la cittadinanza canadese.
La mia futura-Presidente, con suo fratello (futuro paleontologo) e il loro Papà (non sono ancora sicura su cosa voglia diventare), indossando i loro abiti migliori e il loro migliore sorriso, sono diventati canadesi orgogliosi.

...7 anni dopo quell'umido giorno siciliano che ha cambiato le nostre vite per sempre...

Friday, 5 September 2014

E tua sara' la mia gioia


 
E d’Amore ti donerò parole
Fino a quando placato sarà il dolore.
Lascia che piano
il veleno dell’astio
abbandoni il tuo cuore;
e il sospiro, lento e regolare,
torni a scandire i tuoi penseri.
Ché quando d’amore soffriamo,
ciò che è indifferenza,
mai potrà mutare in dolce essenza per l’animo tuo.
Uno spirito affettuoso

è tale sin dall’inizio…
Per nascita il cuore è colmo d’amore…
Altrimenti l’inverso imperversa, a tratti e per sempre.
E per sempre d’amore ti colmerò, e il mio respiro
Tuo sarà…e la mia gioia,
E la mia felicità.
 
 
 
"E ti vengo a cercare con la scusa di doverti parlare perché mi piace ciò che pensi e che dici, perché in te vedo le mie radici.”
Franco Battiato, E ti vengo a cercare
 

 

Wednesday, 13 August 2014

Six Mile Lake (partecipazione al concorso Federico II e i poeti tra le stelle - De Arte Narrandi)

Da quando avevo lasciato il sud Italia per trasferirmi da queste parti, non avevo avuto più tempo di soffermarmi sull’assenza di qualcosa che, in silenzio, mi aveva sempre fatto compagnia.
Così, il giorno in cui mi hanno invitata per un weekend al lago è stato come fare di nuovo una bellissima scoperta. Non appena abbiamo parcheggiato le macchine sul vialetto di quella casa, che per qualche motivo definivano “di villeggiatura” pur somigliando a una vera e propria villa, tutto sembrava profondamente avvolto dal buio.
Era un buio fitto, spesso e profumato. Era l’oscurità che di notte avvolge le foreste del nord America delle quali, pur in assenza di luce, si continua ad avvertire l’intensità del verde. Tutte le tonalità di verde.
Entrando in quel vialetto, dopo aver rallentato affinché una volpe finisse di attraversare la strada, avevo provato come la sensazione di essere inghiottita da un enorme ammasso compatto e uniforme di vegetazione. Gli alberi s’innalzavano stretti l’uno all’altro e a quell’ora della notte era quasi impossibile coglierne i limiti. Erano un tutt’uno. Del resto, alla prima curva, mi ero chiesta se quel sentiero di terra battuta portasse davvero da qualche parte. Avevo la sensazione di dovermi ritrovare, da un momento all’altro, aggrovigliata in un cespuglio gigantesco. Un “buco nero”. Uno di quelli nello spazio dai quali sarebbe impossibile uscire e il cui nome ha sempre suscitato in me un certo timore e rispetto.
Non ricordavo nemmeno se avessi avuto il tempo di esprimere quel dubbio o se, per timore di sembrare ridicola, avessi deciso di tenerlo per me. Del resto, non di rado avevo l’impressione che  cercare di spiegare la meraviglia e stupore che mi suscitavano certi fenomeni naturali sminuisse l’emozione stessa. La rendesse banale. Era proprio vero che le parole non sempre ben si accompagnavano alle cose descritte.
Una volta scesa dalla macchina, l’oscurità si era profumata di bosco. Nel bosco c’è un odore forte, pungente e, per qualche motivo, eccitante. Dà un senso di paura mista a curiosità. Fa sentire piccoli, fuori posto.
Mentre tutti si davano da fare a scaricare i bagagli e portare in casa cibi e bevande che sarebbero dovuti bastare per l’intero fine settimana, io sono rimasta pietrificata con la testa in su. Assurdo! Mi sovrastava un blu intenso carico di puntini luminescenti simili a gemme che decoravano un’enorme velo. Non credevo ai miei occhi!
Le stelle. Quante stelle! Non avevo mai fatto caso a quante potessero essercene in cielo in una notte sola. E dire che avevo partecipato a tanti falò in spiaggia aspettando che poi si spegnessero per cedere il posto al buio e all’umidità dei teli e dei vestiti, mentre lo sguardo andava alla ricerca di stelle cadenti.  A pensarci bene i migliori erano stati quelli alle Egadi. Lontano dalle luci del paese, il cielo sembrava sempre immenso e particolarmente luminoso.
Avevo dimenticato quella sensazione? O, di fatto, in quel bosco quel lenzuolo blu sembrava esplodere di luce? Quel fine settimana al lago Six Mile prometteva davvero bene, considerata l’accoglienza.
Non mi ero nemmeno accorta che, distratta da quella meraviglia, tutti erano già entrati in casa, adesso alle prese con le camere da sistemare. Una volta raggiunti al piano superiore mi attendeva un’altra splendida sorpresa. A dividere il grande soggiorno dall’esterno, una vetrata scorrevole che qualcuno aveva già aperto. Fuori, una terrazza in legno si affacciava su un lago da intuire. A quell’ora della notte la luce era pressoché assente.
In pochi secondi, mi è bastato alzare ancora una volta il naso in su, per perdermi completamente in quella meraviglia del creato. Mentre le voci allegre degli altri sembravano allontanarsi lentamente come accade quando ci si immerge nei propri pensieri, allo stesso modo ho cominciato a sentirmi distaccata da tutto ciò che si trovava alla mia altezza e, in una sorta di euforia, ho cercato in tutti i modi di abbandonarmi a quella sensazione sospesa che si prova dinnanzi a un cielo stellato.
Mi sembrava di percepire i battiti del mio cuore, il sangue scorrere nelle vene e quel “vuoto d’amore” che, negli ultimi anni, di rado aveva fatto parte della mia vita.
Sirio o Venere? Da bambina qualcuno mi aveva detto che Venere fosse la stella più luminosa. Ricordo il disappunto della prima volta in cui mi ero soffermata sul fatto che non fosse una stella, se non un pianeta. L’avevo considerata la stella più luminosa per così tanto tempo che quando adolescente ho scoperto che quel posto in realtà spettava a Sirio, mi sono sentita quasi di profanare un’amicizia di vecchia data.
Perché se dobbiamo dirla tutta, io con le stelle ci avevo parlato spesso. Avevo sempre avuto la sensazione che capissero esattamente di cosa stessi parlando. Anche quando lo facevo in silenzio.
Sirio era proprio un bel nome, dovevo ammetterlo. Leggendo qua e là mi aveva stupito che un nome così musicale potesse essere associato a una stella dal potere nefasto secondo alcune popolazioni. Ma nei miei trentanni avevo già avuto modo di sperimentare che spesso la bellezza, evidente o meno, finiva per fare paura.
Dovevo aver fissato il cielo così intensamente che, a un certo punto, ho cominciato ad avere la sensazione che fosse davvero rotondo, come se fossi all’interno di una sfera e tutt’intorno a me fossero stelle, puntini.
Per qualche motivo, quando perdiamo una persona cara associamo la dipartita a un nuovo viaggio. Chissà chi era stato il primo a dire: “Da oggi in cielo c’è una nuova stella che ci guarda e ci protegge dall’alto.” Vero o no che sia, dà proprio una bella sensazione. Ti fa stare meglio con il resto del mondo.
Non riuscivo a capire se quella scia opaca rispetto al resto del cielo fossero nubi o la Via Lattea. Non mi era parso che il cielo fosse nuvoloso uscendo da Toronto.
            E se avessi optato per un corso di laurea un po’ più scientifico? A pensarci col senno di poi, se non fosse stato per il fatto che il mio professore di matematica continuava a considerarmi tanto graziosa quanto incapace, probabilmente avrei pure optato per qualcosa tipo medicina, chimica...È tanto triste quanto interessante realizzare quanto certe dinamiche sociali ci indirizzino verso una strada piuttosto che un’altra. Inutile adesso attribuire colpe e perdere tempo, finanche solo per un secondo, a cercare di immaginare come sarebbe stato ciò che di fatto non è.
Chissà come si sentono gli animali del bosco alla sera. Si soffermano a guardare il cielo? Cosa pensano che siano quei bagliori lontani? Ci pensano? Io sì che ci penso! Ma perché perdiamo un sacco di tempo a fissare telefonini, laptop e tablet quando tutt’intorno a noi è un tripudio di cose da osservare? Meno male che qui non c’è copertura. Tre giorni senza telefono, televisore e radio. Due notti di cielo stellato.
-Bello il cielo stanotte, eh? Ti va un bicchiere di vino?
- Sì, rosso per favore...

Maia e lo Scirocco (presentato al concorso Federico II e i poeti tra le stelle)

Nel triste torpore che suscita al cuore
l’anelito al male di uomini vili,
in un sogno ingiallito dal vento del sud
che con la sua sabbia, graffiando il paesaggio, 
ricopre le gioie e i pensieri,
vedo i miei passi muoversi incerti e pesanti,
verso oggetti sparsi che hanno perso la vita.
Mi chino, mi abbasso. La mano raccoglie un bocciolo
che, un tempo, di velluto parea.
Si apre, rivive, risorge sul palmo una fragile rosa tea.
Con visioni notturne, anelando la pace,
sotto un cielo di stelle che in silenzio raccolgon preghiere,
ricevo in dono una magia dal creato.
È Maia!
Sorella splendente di stelle famose,
cantate, osservate, dai popoli tutti,
che dal mio sogno l’indolenza allontana,
annunciando in me rinascita e fulgore, come in un inno alla vita.

Saturday, 21 June 2014

Come gelsomino

 
Anche questo pezzo, come il precedente, nasce da un istante, da un'attesa di una decina di minuti. Mi sembra di scoprire una delle tante sfumature che ognuno racchiude nell'anima. Ho deciso di usare il blog anche per questi pensieri (pur essendo nei toni completamente diversi), perche' esistono ed evidentemente fanno parte di me...in qualche modo...
 
 
 

Quella guancia, che di velluto parea, ricopriva il cuore d’amore.

Il calore dell’alito suo come vento soave in una notte d’estate che profuma di gelsomino.

Le ciocche sparse sulla fronte si allungavano lungo il braccio mio;

E il movimento del petto, come onde incessanti bagnano la riva,

un assaggio d’estasi mi donava.

Così la terrò per sempre quell’anima mia, spossata e fiduciosa,

in un soffice abbraccio d’amore e tenerezza.

Con il rosa di labbra socchiuse e di occhi le cui linee come dardi trafiggono il cuore.

Beato è l’amore che al cuore giunge con poche parole mute, pronunciate da due occhi fiduciosi.

Perché mai l’animo mio porterà lontano da me quella porzione di te che la vita mi diede.

 I cespugli alle spalle come esercito a proteggerci.

Il mare dinnanzi per nascondere le mie lacrime.

Il cielo al di sopra a raccogliere le mie preghiere.

Dopo secoli, perenne la tua memoria in me.


Thursday, 19 June 2014

Visioni mattutine...in primavera, si parla d'inverno?


Sono tendenzialmente una persona silenziosa al risveglio. Guardo il mio caffè e attendo un cenno interiore che mi assicuri di essere pronta ad affrontare una nuova giornata.

A volte però, come in un sogno, delle immagini mi parlano. Sono immagini nella mente, nel cuore. Spesso nello stile non combaciano alla mia persona, all’idea che io ho di me stessa. Ho imparato ad ascoltare, magari m’insegnano qualcosa.

Poi, rileggendo a distanza di giorni, sorrido. A volte mi annoiano, a volte mi ricordano i tempi del liceo, a volte mi stupiscono…
 

 




Porta la via, che il suono irradia, su monti lontani che alla vista sfuggono.
Cocchiere ansante che il passo incerto guida verso la vetta che attendere sa.
E solo pensieri di morte e terrore, che echeggiano nel  cuore, risultano spinta immortale per l’obiettivo lontano.
Il cuore rifugge la noia  e riluce splendente il desiderio soave di vivere ancora.
Coi fiocchi cadenti ora da un tetto di grigio, in un’aria pesante di sogni e premonizioni,
ansimando coi pugni chiusi a indicare la via, sospinge destrieri sull’erta salita.
Se il baratro accanto vertigini provoca, solerte lo sguardo va mosso.
La linea, come serpente che costeggia il monte, è la freccia che l’obiettivo indica.
Percorsi ancestrali per l’animo e il corpo…
Valorosi soldati che impongono la propria forza sapendo che volontà e intelletto, talvolta, più forti di dardi sono.
Il destriero incerto muove un passo sicuro allorché un pugno chiuso, manovrando le redini, gli indica un percorso che gli occhi non sanno scorgere.
Il ghiaccio congela gli arti ma non il cuore che, incessantemente, pompa energia  e brama di riuscita a chi teme di non farcela.

Vicina, una vetta.

Friday, 9 May 2014

Memories from the past, thinking about the present/ Ricordi dal passato, pensando al presente

 
                                                       (Toledo, Spain)

As soon as I woke up this morning, a name popped up in my mind: Garcilaso de la Vega.
He was a Spanish poet who was born in Toledo, Spain, around 1503.
I studied his works when at university and, although I am not exactly a "poem-person", I fell in love with some of his sonnets that he wrote during his "Italian or Petrarchan period."

When we moved to Canada, we brought about 800 books with us. I remember it was really hard to make a selection trying to give priorities to those "more important" to us. So, when this morning I went downstairs looking for the book titled, "Poesía castellana completa”, I knew exactly where to search.
Bringing our books with us was essential. We wanted to bring the best of our lives with us, we wanted something to share about our past with our children. We wanted them to grow in the same type of family environment our parents raised us.

In particular, I love the first  six verses of the Sonnet I. And those are the ones I want to share with you today:


Cuando me paro a contemplar mi estado,                
y a ver los pasos por do me ha traído,                         
hallo, según por do anduve perdido,                           

que a mayor mal pudiera haber llegado;                      

mas cuando del camino estó olvidado,          
a tanto mal no sé por do he venido;             



When I stop to reflect on my state,
 and see the ways along which I have been led, 
I believe, given the paths where I got lost,     
That I could have reached a greater misfortune;

but when I forget about the paths,
I do not know how I've reached such a great misfortune;

  Immigration sometimes can be really tough especially if our expectations are too high. I know that when I say this, some people might turn up their nose. But, based on my personal experience (and the nature itself of any experience is highly subjective), I think that is a big component of immigration we need to tackle right away.
Few days ago, speaking about my immigration to Canada, I found myself saying that when I came, I arrived with low expectations, but very strong, long-term ambitions.
A couple of times I was so exhausted (after working 13-15 hours a day) that I felt really confused. It was not a confusion about being or not being in Canada, it was just  one of "those moments."
Alessandro, indeed, used to tell me: "remember why you wanted to leave, why you are here and where you want to go..."
My answer was always the same, "Here I want to be, here I want to stay, here I am going to do what I have in mind...I am just a little bit tired. I need 5 minutes to rest!"
Because when you move with two small children, the maximum break to think about your intentions is not longer than 5 minutes.
Going back to the six verses, I can say the last two represent the moments of tiredness; the first four a powerful engine that make us move and keep going...

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Non appena mi sono svegliata questa mattina, mi è venuto in mente un nome: Garcilaso de la Vega.

Era uno scrittore spagnolo, nato a Toledo, Spagna, intorno al 1503.Ho studiato le sue opere all’università e, pur non essendo esattamente una “persona-poesia”, mi sono inamorata di alcuni dei suoi sonetti, scritti durante il cosiddetto “periodo italiano o petrarchesco”.
Quando ci siamo trasferiti in Canada, abbiamo portato con noi circa 800 libri. Ricordo quanto fosse difficile dover fare una selezione, cercando di dare la priorità a quelli “più importanti” per noi. Così, quando stamattina sono andata giù a cercare un libro intitolato "Poesía castellana completa”, sapevo esattamente dove cercare.


Portarci dietro i libri era per noi essenziale. Volevamo portarci dietro il meglio delle nostre vite; volevamo qualcosa del nostro passato da condividere con i nostri figli. Volevamo farli crescere nello stesso tipo di ambiente familiare nel quale i nostri genitori ci avevano fatto crescere.

In modo particolare, amo i primi sei versi del Sonetto I. Sono quelli che voglio condividere con voi oggi:



Cuando me paro a contemplar mis estado, 
y a ver los pasos por do me ha traído,                          
hallo, según por do anduve perdido,             
que a mayor mal pudiera haber llegado;                

mas cuando del camino estó olvidado,                         
a tanto mal no sé por do he venido;                            ... 

Quando mi fermo a riflettere sul mio stato,
e a guardare il cammino lungo il quale sono stato condotto
trovo che, considerati i momenti in cui mi sono Perduto
sarei potuto giungere a mali ben più grandi;

Ma quando mi dimentico del cammino,
non comprendo come sia arrivato a tanto male;
...


L’immigrazione alle volte può essere davvero dura, soprattutto se le nostre aspettative sono all'inizio troppo alte. So che dicendo ciò, delle persone potrebbero storcere il naso. Ma, in base alla mia esperienza personale (e l’esperienza è per natura fortemente soggettiva), penso che quello costituisca una grande componente dell’emigrazione da affrontare immediatamente. Pochi giorni fa, parlando della mia immigrazione in Canada, mi sono ritrovata a dire che ero arrivata qui con aspettative basse, ma fortissime ambizioni a lungo termine.

Un paio di volte sono stata talmente esausta (dopo aver lavorato per 13-15 ore al giorno,7 giorni su 7) da sentirmi veramente confusa. Non era una confusione data dall’essere o meno in Canada; era semplicemente uno di “quei momenti”.
 Alessandro, allora, mi diceva: "ricordati perché sei voluta partire, perché sei qui e dove vuoi andare..."La mia risposta era sempre la stessa, “Voglio essere qui, qui voglio rimanere, qui farò quello che ho in mente...Sono solo un po’ stanca. Ho bisogno di cinque minuti per riposare!”
Perché quando ti trasferisci con dei bambini piccoli, la pausa massima che ci si può concedere per riflettere sulle proprie intenzioni non supera i cinque minuti.

Tornando ai sei versi, mi sento di dire che gli ultimi due rappresentano i momenti di stanchezza; i primi quattro il motore potente che ci fa muovere e andare avanti...